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  Gas -Fonti di approvvigionamento (Miliardi di metri cubi)

Tabella 5

consumi energia per fonti - Italia

CARBONE      

  Con il termine “carbone fossile” si intende qualsiasi sostanza costituita da resti vegetali, più o meno completamente fossilizzati secondo il processo di carbonizzazione, e che presenti la proprietà di combinarsi con l’ossigeno atmosferico con reazione fortemente esotermica (produzione di calore).

In pratica, la carbonizzazione avviene per trasformazione delle sostanze organiche originali (legno o altri vegetali) secondo un processo che è inizialmente microbiologico e che poi prosegue, nel corso di millenni, attraverso complesse trasformazioni con il determinante intervento di fattori fisici, quali la pressione e la temperatura in assenza dell’azione ossidante dell’aria.

Vi sono numerose tipologie di carboni fossili, caratterizzati da particolari proprietà fisiche e chimiche che rivestono grande importanza ai fini della loro utilizzazione pratica. I più noti sono la torba, la lignite, il litantrace (il “carbone” per antonomasia) e l’antracite (la varietà qualitativamente più pregiata).

Il carbone fossile è stato utilizzato fin dall’antichità come combustibile, fin dall’Età del Bronzo, ma è a partire dal secolo XIX che il suo sfruttamento su larga scala imprime un’accelerazione decisiva al progresso industriale.

Le tecniche di esplorazione si basano sul carotaggio di campioni di terreno a varie profondità e sulla loro successiva analisi. L’estrazione, invece, può essere eseguita in miniere a cielo aperto mediante gigantesche escavatrici, se il filone carbonifero si trova a pochi metri di profondità nel sottosuolo; oppure in miniere sotterranee, operando con particolari trivelle, se il giacimento è situato a profondità maggiori.

  Ancora oggi il carbone costituisce una delle fonti energetiche di primaria importanza su scala planetaria, soddisfacendo una quota superiore a un quarto dell’intera domanda mondiale di energia primaria (vedi Tabelle  e Grafici) e confermandosi come la seconda fonte di energia dopo il petrolio. Con una presenza diffusa in molte aree del mondo, il carbone soddisfa quasi il 45% del fabbisogno energetico complessivo dell’Asia e più del 50% di alcuni Paesi, tra cui Cina e India. Riveste inoltre una indiscussa importanza strategica, poiché, in base alle riserve accertate e ai previsti livelli di consumo, la sua disponibilità appare garantita ancora per alcuni secoli.

L’accresciuta domanda energetica degli ultimi anni ha portato a un incremento della quota di carbone sul totale del fabbisogno energetico mondiale. A ciò ha contribuito, da un lato, la crescita dei prezzi del petrolio e del gas naturale e, dall’altro, il recupero di competitività dell’industria carbonifera, che è riuscita a mantenere bassi i costi di produzione grazie a un continuo miglioramento delle tecnologie di estrazione e allo sfruttamento di miniere a cielo aperto.

In Italia, l’unica risorsa carbonifera è concentrata in Sardegna, nel bacino del Sulcis. Si tratta però di minerale di scarsa qualità. Per tale motivo, oltre che per ragioni di economicità, il carbone viene quasi interamente importato. In ogni caso il suo contributo al fabbisogno di energia primaria nazionale è relativamente modesto, pari a circa all’8%.

In Europa circa un terzo dell’energia elettrica viene prodotta utilizzando il carbone come combustibile, anche in Paesi ad alta sensibilità ambientale come la Germania e la Danimarca.

Ovviamente il fatto che si tratti di una fonte non rinnovabile e comunque ancora altamente inquinante, non ne fa una delle fonti per l’avvenire, sempre se si ritiene di invertire sostanzialmente e in  breve tempo le tendenze in atto.

Le considerevoli riduzioni delle nuove tecnologie nell’uso del carbone nelle centrali non risolvono nella sostanza questi problemi ma  ne rinviano la soluzione rendendoli più complessi e con costi che in prospettiva sono sempre più alti (nei calcoli dei vari enti per l’energia non compaiono i costi specifici né dell’inquinamento con i relativi costi conseguenti, anche economici, né il costo specifico della perdita di una fonte non più rinnovabile, che ovviamente non può essere calcolato, anche in economia, allo stesso modo di una fonte rinnovabile).


 

 <==Gas- Riserve mondiali di gas naturale                                      

       (Migliaia di miliardi di metri cubi)

 I problemi ambientali e le popolazioni

  Ma la situazione ambientale pone altri problemi sia per il gas che per altre fonti, come il carbone e anche in alcuni casi per il geotermico e l’eolico: problemi di natura ecologico-ambientale e, ovviamente, di natura sociale, dal momento che le popolazioni hanno oggi una consapevolezza di questi problemi ben diversa dal passato.

Vediamo alcuni di questi problemi posti dalle popolazioni

  Il rigassificatore di Panigaglia è l’unico in Italia, vicino La Spezia. E’ immerso in uno splendido angolo di natura ai piedi di una conca verde orlata di una spiaggetta a poche centinaia di metri da Porto Venere, a dieci km dal porto di La Spezia. Dunque al confine col parco delle Cinque Terre, uno dei più belli d’Italia. L’impatto paesaggistico c’è, è inutile negarlo. Il pontile si allunga sul mare ma i fondali non superano i dieci metri, consentendo l’attracco a navi gasiere che non superano le 70.000 tonnellate, il che impedisce un potenziamento dell’impianto. Il gas viene liquefatto in partenza, vale a dire in Egitto e in Algeria, a 160 gradi sotto zero (-160 °C) e poi viene stoccato a Panigaglia in due grandi serbatoi, in grado di contenerne fino a 50.000 metri cubi. Finisce poi in quattro impianti che somigliano ad immensi pentoloni pieni di acqua calda che lo riportano allo stato gassoso. Infine il gas viene spinto da un sistema di pompe dentro il gasdotto della SNAM che copre tutta Italia con una rete  di 31.000 km di tubi. Ogni giorno si possono lavorare più di 10 milioni di metri cubi di gas, con una produzione annuale di 3,5 miliardi di metri cubi. Il sistema è molto efficace: un metro cubo di gas allo stato liquido diventa 600 metri cubi allo stato gassoso. L’impianto esiste dagli anni ’60, ma negli anni ’90 è stato rimodernato e semplificato. Vi lavorano 90 persone.

E i nuovi rigassificatori da costruire? Il business è grosso. Si acquista a prezzi molto bassi in paesi che  hanno il gas ma non sanno a chi venderlo per mancanza di gasdotti e si vende in Italia con grandi margini di guadagno. Nel nostro paese c’è la coda di grandi aziende private europee con investimenti annunciati per 10 miliardi di euro. Ma il panorama è piuttosto nebuloso, perché nessuno vuole questo tipo di impianto nel suo giardino.

 

Nucleare

  Le forti preoccupazioni per il futuro dell’energia hanno riacceso in Italia il dibattito sul nucleare. Nel 1987, dopo il disastro di Chernobyl, con un referendum gli italiani bocciarono a larghissima maggioranza l’uso di energia nucleare.

Ci sono 23 centrali nucleari in costruzione nel mondo. In Italia il nucleare per legge è proibito. Inoltre, se anche venisse cambiata la legge, è difficile immaginare che si possa trovare un sito in una località e una popolazione disponibile a favorire questi impianti.

L’Italia si trova con 13 centrali nucleari a meno di 200 km dai suoi confini. Ma in realtà il nucleare in Italia è già  tornato indirettamente raggirando il divieto e acquistando centrali all’estero o compartecipando alla costruzione di centrali nucleari all’estero. L’Enel ha acquistato il 66% di Slovenské Elektrárne (SE)*, il gruppo che controlla quasi interamente il settore dell’energia in Slovacchia. Insieme con la società, l’Enel ha acquisito le due centrali nucleari esistenti nel paese. Sono centrali moderne (così afferma l’Enel), costruite 25 anni fa, e secondo l’Enel dotate dei massimi sistemi di sicurezza, che sono da completare e l’Enel si è impegnata a farlo per una spesa di 1 miliardo di euro. Tecnologie e lavori di ingegneria saranno italiani. Ma lo shopping all’est dell’Enel non si è concluso. Secondo voci insistenti la società sarebbe interessata a centrali in Romania, Ungheria, Bulgaria. Intanto si continua a finanziare la costruzione di nuove centrali in Francia dove già l’Enel ha avuto il fallimento e la perdita netta del finanziamento, negli anni’80, della centrale di Crey Malville nell’alta Savoia, subito chiusa per l’incontrollabilità dei sistemi (reattore autofertilizzante veloce la cui costruzione era stata sconsigliata dallo stesso premio nobel Rubbia), ma l’Enel aveva mantenuto il ‘suo’ (cioè i soldi dei contribuenti italiani contrari alle centrali nucleari) investimento. *Dal comunicato Enel:<<Sono stati firmati a Bratislava gli atti conclusivi dell’acquisizione da parte di Enel del 66% di Slovenské Elektrárne (SE).

segue nella terza colonna

 

Nucleare-segue dalla prima colonna

*Per l’assegnazione del 66% di SE era stata avviata una apposita procedura di gara. Il 7 ottobre del 2004 a Enel era stata riconosciuta la qualifica di preferred bidder. Alla firma del contratto, nel febbraio 2005, Enel aveva versato il 20% del prezzo pattuito (168 milioni di euro), mentre i rimanenti 671 milioni di euro sono stati corrisposti contestualmente al trasferimento della partecipazione di controllo di SE. Il restante 34% del capitale di SE è posseduto dal National Property Fund slovacco.

Prima del
closing, come previsto dal contratto firmato nel febbraio 2005, si è proceduto allo scorporo dal perimetro di SE delle attività relative a un impianto nucleare oggetto di decommissioning nei prossimi anni (EBOV1), nonché della centrale idroelettrica di Gabcikovo e di una installazione per il trattamento dei rifiuti nucleari (VYZ).

SE provvederà a commercializzare l’energia prodotta dalle suddette unità sino alla prevista fermata nel 2006 e 2008 delle due unità dell’impianto nucleare EBOV1 e per 30 anni relativamente all’impianto di Gabcikovo.

Enel, il National Property Fund e il Ministero dell’Economia slovacco hanno inoltre concordato i termini del piano di investimenti destinato a potenziare e rendere più efficiente e con un miglior impatto ambientale il parco centrali di SE, in maniera da contribuire alla crescita economica e sociale della Slovacchia e aumentare la redditività dell’azienda. Tale piano prevede un volume complessivo di investimenti da parte di SE pari circa 2 miliardi di euro per il periodo 2006-2013.
Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, ha dichiarato: «Con questa acquisizione, la più importante finora realizzata all’estero, Enel conferma la sua strategia di crescita in un mercato, quello dell’Europa Centro-orientale, che
sta registrando i maggiori tassi di crescita del continente. Slovenské Elektrárne è una delle migliori società regionali di produzione di energia elettrica, ha un ottimo mix di produzione con impianti nucleari, idroelettrici e a carbone e ha tutte le caratteristiche per diventare un importante hub del mercato elettrico di tutta l’area. Con l’acquisizione di Slovenské Elektrárne, inoltre, Enel si riappropria delle competenze nel nucleare, indispensabili per giocare un ruolo di primo piano a livello europeo».

L’acquisizione di SE consolida ulteriormente la presenza di Enel in questa parte d’Europa, dove la società è già da tempo attiva: in Bulgaria attraverso un impianto di generazione di circa 800 MW e in Romania con il 20% del mercato della distribuzione.>>

 

 

          Gas - Carbone

         - Nucleare

GAS -Produzione e consumo per aree geografiche (Milioni di tep)

-Aumento della richiesta dal 1990 al 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il gas naturale è un combustibile fossile di origine organica, costituito in massima parte da metano (CH4). Le riserve accertate sono distribuite in poche aree geografiche, in particolare nei Paesi ex URSS e dell’Europa orientale (per oltre il 38%) e nei Paesi mediorientali (per oltre il 30%).

In natura si trova in giacimenti sotterranei o sottomarini, spesso associato al petrolio. La sua estrazione richiede, pertanto, un’attività di perforazione, effettuata con speciali trivelle in grado di scendere a profondità a volte davvero rilevanti. Dai luoghi di produzione, che sono per lo più molto lontani da quelli di consumo, il gas naturale viaggia per mezzo di metanodotti, cioè attraverso condutture fisse che possono estendersi per migliaia di chilometri.

Si tratta di una delle fonti energetiche più importanti, che ha, come i prodotti petroliferi, varie possibilità di impiego. Viene largamente adoperato, infatti, come combustibile per la generazione di energia elettrica, ma anche direttamente per il riscaldamento di ambienti o come carburante nell’autotrazione. Attualmente, poco meno del 25% della domanda di energia primaria mondiale è soddisfatta dal gas naturale, che, a giudizio degli esperti, è anche la fonte di energia primaria destinata ad avere la crescita maggiore nei prossimi decenni. Si prevede, al riguardo, che nel 2025 i consumi di gas raggiungano la quota di circa 5 trilioni di metri cubi (pari al 28% del consumo energetico mondiale), raddoppiando in tal modo le quantità consumate nel 2001. Questo potrà rendere problematico in futuro l’approvvigionamento sia per la scarsità delle riserve accertate sia per la loro concentrazione in aree poco stabili del pianeta.

Attualmente in Italia il gas copre quasi un terzo del fabbisogno energetico (Grafico).Il nostro Paese dispone di risorse di gas naturale che hanno svolto una funzione importante nei decenni passati. L’attuale produzione nazionale è tuttavia complessivamente modesta rispetto ad una domanda che è in costante aumento, per cui dipendiamo dall’estero per gran parte dei nostri consumi (vedi Tabella 5 consumi energia per fonti italia).      Tabella 5

Inquinamento dal metano

  Il metano contribuisce in maniera significativa all’inquinamento. Per esempio la dispersione di gas dai metanodotti è di circa 2 milioni di tonnellate di gas metano l’anno. Inoltre  occorre tenere presente che il metano  è un gas serra sei volte più potente dell’anidride carbonica CO2.


Sviluppi attuali - la situazione dell’Italia rispetto al gas

  Nel solo 2004 la fattura energetica verso l’estero è stata  quasi di 30 miliardi di euro. La scelta fatta negli ultimi anni in Italia è stata il gas. Solo che ora il vero grande problema è che il paese è diventato quasi una sorta di malato terminale che vive grazie al tubo che lo alimenta. Se si stacca questo tubo è il coma energetico. C’è quindi un contributo di questa sorgente energetica semmai alla crescente dipendenza piuttosto che all’autonomia energetica dell’Italia, con i relativi costi sia economici che politici e i condizionamenti relativi.

Ricapitoliamo la situazione rispetto al  gas:

-oggi l’Italia importa 240 milioni di metri cubi di gas al giorno e ne produce 30-35 milioni.

- C’è una dipendenza eccessiva e il rischio lo abbiamo in qualche modo sperimentato già nell’inverno 2005/2006, e c’è da temere che (con) qualche problema ci si presenterà anche in futuro.

Dall’estero il gas ci arriva essenzialmente da due grandi produttori:

·      il 32% dalla Russia, che attraverso un immenso gasdotto dai giacimenti in Siberia trasporta il gas verso l’occidente e dal valico di Tarvisio lo invia in Italia.

·      Un altro 37% lo importiamo invece dal cuore dell’Algeria. Il gasdotto scavalca lo stretto di Sicilia con un percorso sottomarino che approda a Mazzara del Vallo.

Un altro 6% si importa invece dalla Libia.

La Russia ha capito da tempo l’immenso potere che poteva avere controllando  la leva dell’energia. Ha così gestito i suoi già difficili rapporti con l’Ucraina (e altri paesi ex satelliti dell’URSS) diminuendo l’erogazione del gas e minacciando di lasciarla al buio. E poiché il gasdotto è lo stesso che porta il gas in Italia e in altri paesi, a pagare è stata anche l’Italia, che ha dovuto intaccare pesantemente le sue riserve.

Ma c’é di più: la pressione concertata tra i produttori di gas  Infatti, tra i due maggiori fornitori di gas all’Italia, la Gazprom russa e l’algerina Sonatrach, é intervenuto un accordo di azione concertata sui prezzi europei del gas che determina ulteriori pressioni sull’Italia e sulla UE, a fronte del quale il ministro Bersani ha, nell’agosto 2006, richiesto formalmente al commissario europeo per l’energia, Piebalgs, un’azione comune europea per “rafforzare e coordinare la politica europea a favore dei consumatori di gas”.

  Ma la situazione non é soltanto questa. Altri fattori, ambientali per esempio, rendono questa fornitura strategica sempre più aleatoria. Occorre mettere in conto quindi non solo l’instabilità dovuta ai vari conflitti regionali di cui la Russia, ma anche l’Algeria, sono al centro, ma eventi ambientali che vanno accentuandosi ormai con sempre maggiore frequenza e che possono mettere in ginocchio il nostro Paese dal punto di vista energetico anche con questa risorsa, attualmente seconda per ordine di importanza per noi.

Eventi ambientali e rifornimento del gas

A Baumgarten, in Austria, a 50 km da Vienna, appena due km dal confine con la Slovacchia, c’é l’impianto di smistamento del gas proveniente dalla Russia, di proprietà di una società in joint venture tra Eni e la società austriaca. Qui arriva il gas della Gazprom russa, ne arrivano 40 miliardi di metri cubi l’anno. Quest’impianto poi lo smista in parte in Germania, Francia, verso la stessa Austria e un pò in Slovenia. In parte invece, percorrendo 380 km, arriva al confine di Tarvisio ed entra nel gasdotto italiano.

 Il 5 aprile 2006 alle ore 22 è scattato l’allarme. La drammatica alluvione che aveva investito l’est europeo con l’esondazione degli affluenti del Danubio, stava raggiungendo la centrale. L’acqua era arrivata fino all’orlo dell’argine a non più di 300 metri di distanza. Per tre frenetici giorni, lavorando 24 ore su 24 il personale è riuscito a mettere in sicurezza l’impianto e nei mesi successivi si è continuato a lavorare ancora per rimettere in sesto e rinforzare i sistemi di protezione.

Se fosse arrivata l’acqua bisognava fermare tutti gli impianti e dopo dieci ore in Italia se ne sarebbero pagate le conseguenze. Sarebbe arrivato un 30-40% di gas in meno e il sistema di approvvigionamento del nostro paese sarebbe di nuovo entrato in crisi. Questo centro è uno dei più grandi d’Europa. Il gas arriva dalla Siberia attraverso due grandi condotti di circa un metro di diametro. Una macchina lo filtra e ne controlla la quantità e la qualità. Poi il gas, se porta con se umidità, viene asciugato all’interno di alcuni appositi recipienti, e infine va a finire nelle sette unità di compressione dove ci sono delle turbine che assomigliano moltissimo ai reattori degli aerei. Quindi il gas viene  letteralmente sparato in tre tubazioni che finiscono in Italia, e lungo il percorso tre piccole centrali gli danno un’ulteriore spinta. Per l’Italia ogni anno transitano da qui 27 miliardi di metri cubi di gas, ma il terzo tubo è ancora in fase di completamento, e si stanno costruendo lungo il percorso altre tre centrali che entro il 2009 porteranno la capacità di trasporto del gasdotto a 37 miliardi di metri cubi. L’Eni è stata accusata di essersi fatta sorprendere dalla crisi e di non aver potenziato l’impianto di Baumgarten prima della decisione della Russia di diminuire la fornitura all’Italia.

Il gas si è rivelato sempre più una pedina importante dello scacchiere geopolitico, un’arma micidiale. Come sottrarsi dunque al rischio di una crisi energetica che potrebbe ripetersi nei prossimi anni, perché legata magari a contrasti internazionali di tipo politico? Gli esperti ritengono che il problema si risolve ricorrendo ai rigassificatori per potenziare le riserve. Ma per quanto tempo anche questa soluzione potrebbe servire? E cosa accadrebbe nel caso di una crisi prolungata per una serie di ragioni sempre meno prevedibili? E cosa ne pensa la popolazione?