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Geotermia

  Fin dai tempi più remoti la valle del fiume Cecina è stata chiamata la valle della morte, proprio per una atmosfera da inferno dantesco, dovuta alle tantissime fumarole di vapore di cui la valle è disseminata. Questo posto è un ideale luogo di incontro tra l’uomo, la natura e la tecnologia.  E’ un punto di incontro fra tre provincie, Siena, Grosseto e Pisa, un paesaggio surreale, stupefacente, dovunque fumarole, soffioni, potenti geyser, tra caldi funghi di cemento e una fitta rete di 400 km di tubi argentei. E’ il regno della geotermia, la forma di energia che si sprigiona dalle profondità della terra e che in questa valle arriva in superficie sotto forma di vapore. E’ un’emissione controllata. I getti medi emettono circa 15 tonnellate di vapore l’ora. Ci sono pozzi che ne emettono fino a 900 tonnellate l’ora, un’energia dalla potenza devastante. Di pozzi nella valle ce ne sono in totale 600. Francesco de Larderel, un commerciante francese che si era trasferito per lavoro a Livorno nei primi anni dell’800, capì per primo le immense possibilità di sviluppo di questa valle ribollente, e inventò un sistema (c’é ancora un impianto del 1875) che divideva i fluidi che provenivano dalle profondità della terra: in basso si raccoglieva un’acqua ricca di sali, in particolare di boro, elemento all’epoca ricercatissimo per le sue qualità curative; in alto saliva il vapore, che alimentava i sistemi di riscaldamento delle caldaie  e degli uffici. Partendo da questa scoperta, de Larderel costruì un impero economico che gestì con lungimiranza. Qui è nata dunque la geotermia, che si è sviluppata fino a coprire il 10% del mercato mondiale, e qui sono nate pure, sempre nell’800, le tecniche di perforazione alla ricerca di vapore.

  Nella sola area di Larderello sono in funzione oggi 36 centrali che producono 800 MW, in grado di soddisfare le esigenze di oltre 1.500.000 famiglie, coprendo il 25% della richiesta di energia dell’intera Toscana. E’ una fonte rinnovabile, essendo praticamente inesauribile, e abbatte drasticamente le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

  Gli usi diretti della geotermia consentono un risparmio economico oltre che ambientale  sociale, dovuto al fatto che l’utilizzatore finale paga ovviamente il consumo al concessionario, cioè all’Enel, però ottiene dallo stato uno sconto fiscale che gli consente di azzerare i costi. Questo perché con l’uso della geotermia fa un’opera positiva sull’ambiente non emettendo CO2 e altri inquinanti e risparmiando sulla bolletta energetica nazionale poiché non utilizzao fonti energetiche tradizionali.

  Come funziona il sistema? Dai pozzi si estrae il vapore da due immensi serbatoi sotterranei, uno a 700 metri e l’altro a 2.500 metri. Il vapore, tramite le tubazioni, viene trasportato alle centrali e mette in movimento delle immense turbine che trasformano il movimento meccanico in energia elettrica. Il vapore finisce in torri di raffreddamento, a forma stroboscopia, alte 78 metri, che lo raffreddano, lo ritrasformano in acqua e lo reimmettono nel sottosuolo. Si riforma così vapore. In pratica è un ciclo continuo. Il sistema ha naturalmente qualche inconveniente. Il forte impatto ambientale, per cominciare, e poi limitate emissioni nell’atmosfera di carburi e di idrogeno solforati. La tecnologia italiana in questo campo è leader mondiale. Le turbine sono le più sofisticate che esistano, e molti paesi hanno tentato di copiarle senza successo. Recentemente è stata poi inventata una nuova tecnologia che abbatte in altissime percentuali gli elementi dannosi. Interessante l’uso che si può fare della geotermia. Essa dà non solo energia elettrica, ma anche riscaldamento. Quattro comuni della Val di Cecina, per complessive 5.000 famiglie, hanno gli impianti di riscaldamento alimentati dal vapore. E già  si fanno dei progetti che consentano di riscaldare le case di Volterra e addirittura di Siena.

  E poi le applicazioni industriali: la sericoltura, per esempio. E’ un impianto che sfrutta gratuitamente il vapore per mantenere le serre alla stessa temperatura e produrre piante d’appartamento con un  risparmio sui costi che va dal 10% al 30%. E’ davvero singolare scoprire che su quelle montagne si allevano pesci tropicali. Il vapore in questo caso serve a riscaldare l’acqua delle vasche. Acquistati dai vivaisti e molto richiesti dal mercato, di questi pesci ne vengono prodotti attorno ai 500.000 esemplari l’anno, con un risparmio di 40.000 tonnellate di petrolio l’anno, e di oltre 100 tonnellate di CO2. Anche la grande industria sfrutta il vapore. In uno stabilimento si producono per esempio composti per concimi organici. Si lavorano  gli scarti organici come quelli del latte, fanghi residui, ciò che resta delle potature, e tutto viene essiccato col vapore. Addizionato con altre sostanze viene trasformato in cubi e raffreddato. Ma il vapore può essere prezioso anche per valorizzare i prodotti tipici locali.

  Ci sono utilizzazioni anche per la  zootecnia.

Dice un allevatore senese: “Noi siamo nati 5 anni fa con lo scopo di allevare  la Cinta senese, un maiale autoctono toscano, una razza antica, allevata allo stato brado, e la lavoriamo senza alcun tipo di conservante. Per ottenere questo si sta usando in laboratorio il vapore endogeno. Il vapore endogeno ci permette un controllo dell’umidità in maniera molto più precisa ed elevata che con l’uso di altri mezzi o del gasolio. Si sta collaborando con l’Università di Pisa e si è fatta una produzione eccezionale. In questa produzione questo tipo di controllo è fondamentale.”

In Italia la geotermia esiste anche sull’Amiata, dove il progetto di un ampio sfruttamento incontra le resistenze di parte della popolazione. Il progetto riguarda anche parte del Lazio attorno al lago di Bracciano. Ma si avrebbero più alti margini di sviluppo se si dovesse mettere a punto una tecnologia allo studio per iniettare acqua nel sottosuolo fino ad una profondità fra i 5 e i 10 km dove le rocce sono sufficientemente calde.

Riserve-La geotermia in tutto il mondo é ancora pochissimo sfruttata. Essa ha riserve equivalenti in termini di energia elettrica da produrre per ben 50 miliardi di kWh, equivalente a quanto prodotto da 12 miliardi di tonnellate di petrolio!.

 

Geotermia - Energia dall’Idrogeno

Casella di testo: Energia dall’idrogeno
Cella a combustibile
  La prima cella a combustibile in Europa è arrivata proprio in Italia, anni ’80 addirittura, da un piccolo laboratorio di Messina.  Quindi l’Italia è partita prima, é tuttora tra le nazioni che hanno  tecnologie più avanzate, ma rischia in questo momento un sorpasso. Gli altri naturalmente nel tempo hanno acquisito le stesse conoscenze, le stesse tecnologie, hanno aziende molto agguerrite, hanno politiche nazionali molto focalizzate come è il caso della Svezia, il caso più recente, e anche della Spagna e dell’Inghilterra, orientate a cercare l’uscita dal petrolio. L’idrogeno rappresenta un’opportunità interessantissima per usare diverse materie prime per produrre un unico vettore energetico, l’idrogeno, e sfruttare quindi le energie che un paese ha a disposizione.
Il grande vero obiettivo è che si possa produrre dall’idrogeno sia energia elettrica che soprattutto carburante per il trasporto urbano, responsabile del 40% dell’anidride carbonica CO2 che va ad alimentare l’effetto serra. 
Possiamo produrre idrogeno con il sole di giorno, e usare  idrogeno per produrre elettricità di notte. Allo stesso modo possiamo produrre idrogeno al nord e utilizzarlo al sud, o il contrario, se si tratta di energia solare. Se la scelta strategica per l’Italia è quella di usare energie proprie, quindi di massimizzare energie che ha a disposizione, allora l’idrogeno può essere parte di questa strategia.
La tecnologia per la produzione dell’idrogeno c’è ormai tutta. Non mancano nemmeno i grandi progetti, come quello dell’Enel che farà funzionare entro il 2007 a Fusina, nei pressi di Venezia, la prima centrale di idrogeno del mondo, attualmente a carbone. 
 Come si produce l’idrogeno?
  Appositi pannelli fotovoltaici producono elettricità dal sole. Questa elettricità viene inviata in un sistema, detto eletrolizzatore, dove avviene l’elettrolisi, processo notissimo fin dall’ ‘800 e utilizzato in innumerevoli applicazioni industriali. L’elettrolizzatore, quando passa l’elettricità nell’acqua la scinde, separandola nei suoi componenti elementari, idrogeno e ossigeno. L’idrogeno viene inviato alle celle a combustibile, e le celle a combustibile producono elettricità. Quindi