Casella di testo: Energia e petrolio-distribuzione 
delle riserve di petrolio e gas nel mondo 
                   vedi anche alla sezione L’ENERGIA

                                          Il Petrolio

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Importazione di petrolio e semilavorati - Italia

(Migliaia di tonnellate)

        Petrolio: produzione mondiale di greggio

                                   (Milioni di barili al giorno)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       Petrolio: produzione mondiale di greggio

                               (Migliaia di barili al giorno)

Petrolio: riserve accertate di greggio

(Miliardi di barili)

La distribuzione mondiale delle riserve accertate di petrolio indica una forte concentrazione (oltre il 66%) nel Medio Oriente e in alcune aree dell’Asia, dell’Africa e dell’Europa orientale, mentre molto più modesti sono i giacimenti nelle altre aree del Pianeta (Grafico 6-riserve di petrolio).


Per poter essere impiegato sul piano industriale il petrolio necessita di raffinazione. Con questo termine si intende un insieme di processi che hanno lo scopo di isolare dal greggio sostanze o miscele di sostanze adatte a vari impieghi, principalmente in campo energetico (carburanti per autotrazione, combustibili per centrali termoelettriche o per il riscaldamento), ma anche per altri usi, ad esempio per ricavare solventi, lubrificanti, bitumi oppure intermedi di base per l’industria petrolchimica (su cui si fonda la fabbricazione di numerosi prodotti di sintesi come materie plastiche, prodotti sintetici, detergenti, ecc).

    Nonostante la lenta erosione che sta conoscendo la sua quota sui consumi primari di energia nel mondo, il petrolio è la fonte energetica più utilizzata. Oltre il 37% dei consumi energetici mondiali è assicurato dal petrolio. In particolare, nell’America Centrale e Meridionale i consumi petroliferi rappresentano oltre il 45% del totale, mentre si attestano intorno al 40% nel continente nordamericano, in Africa e nell’Europa occidentale.

 

All’interno dell’Unione Europea spicca il dato dell’Italia dove i consumi  petroliferi rappresentano la quota preponderante (oltre il 48%) del fabbisogno energetico nazionale. Si tratta di un “primato” assai poco consolante per la fattura energetica nazionale (vedi Tabella 3), ove il petrolio gioca un ruolo preponderante essendo la fonte di energia più costosa. Il petrolio, infatti, come del resto anche le altre fonti fossili, è quasi interamente importato dall’Italia, con un grado di dipendenza dall’estero stabilmente superiore al 93%. In particolare, l’approvvigionamento nazionale di petrolio è assicurato per circa il 70% dal Medio Oriente e dal Nord Africa e, per la quota restante, dalla Federazione Russa e da altri Paesi europei.

 

 

Casella di testo: La situazione dell’Italia    (vedi tabelle e grafici pagine precedenti )
  Tra i Paesi più esposti alle turbolenze del mercato petrolifero e collocati più a rischio nella prospettiva di un esaurimento delle riserve petrolifere o dello stabilizzarsi del mercato su prezzi molto elevati, figura certamente l’Italia che si approvvigiona di prodotti petroliferi per il 93,9% dall’estero [grafico n.1 p.22].
Negli ultimi due anni, secondo uno studio del Centro Studi della Confcommercio aggiornato alle tendenze in atto a tutto luglio 2006, é ripreso l’aumento del fabbisogno italiano di greggio, del 3,2% in due anni. Il nostro Paese necessita di 650 milioni di barili l’anno, dato simile al 1980 (crisi in Iran) quando il barile costava 80 $. Secondo questo studio, l’aumento di importazioni  (fattura energetica) comporterà un esborso  di 38 milioni di euro, pari a più dell’importo complessivo di beni e servizi.
Negli anni precedenti, nel 2004, sono stati complessivamente importati dal nostro Paese 86,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), con un incremento del 3,1% rispetto al 2003, mentre la produzione nazionale si è attestata a poco più di 5,4 milioni di tonnellate.Tale aumento, naturalmente, si è riflesso sulla fattura petrolifera che, nonostante l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, aveva già fatto segnare un aumento di 1,8 miliardi di euro raggiungendo circa il 57% dell’intera fattura energetica.  Sul fronte dei consumi, è proseguito anche nel nostro Paese il declino del petrolio in una situazione che vede invece in crescita tutte le altre fonti primarie. In rapporto al fabbisogno di energia primaria in Italia,  i prodotti petroliferi hanno rappresentato nel 2004 il 44,7% di tutta l’energia consumata, con un calo di due punti percentuali rispetto all’anno precedente.  I dati ancora provvisori relativi al 2005, elaborati dall’Unione Petrolifera, mostrano un’accelerazione di questo calo: il consumo complessivo di prodotti petroliferi si sarebbe portato a 86,3 Mtep con una diminuzione del 3,7% rispetto al 2004 e un’ulteriore erosione della quota che il petrolio esprime sul fabbisogno nazionale di energia primaria. Questo declino dei consumi petroliferi va interamente addebitato al calo dell’utilizzo dei prodotti petroliferi nel settore termoelettrico e nel riscaldamento. Il settore dei trasporti, la cui dipendenza dal petrolio é pressoché totale, é in controtendenza: nel 2004 i consumi sono infatti aumentati dell’1,6% grazie alla crescita del gasolio quale sostituto della benzina. Questo quadro contraddittorio é espressione di una situazione fluida in cui é assente una riprogrammazione complessiva integrale a livello nazionale e ancor più nella stessa UE.
Olii combustibili. Tuttavia, se resta elevata in Italia la quota dei consumi petroliferi, si va sensibilmente modificando il quadro degli impieghi dei prodotti derivati dal petrolio. In particolare, nel settore termoelettrico c’é nel nostro Paese un ricorso sempre più limitato all’olio combustibile a vantaggio del cosiddetto “carbone pulito” e del gas naturale. Enel conduce un piano di riconversione del proprio parco centrali e punta, per ragioni ambientali ed economiche, a un sostanziale azzeramento entro il 2008 dell’uso di olio combustibile.
   Ma fino a quando l’offerta di petrolio sarà in grado di soddisfare una domanda che si mantiene comunque crescente? E come risolveremo il problema della sostituzione in breve tempo delle fonti inquinanti e la loro sostituzione con altre non inquinanti e decisamente in grado di abbattere notevolmente l’inquinamento?

Energia e Coscienza

 

  La conclusione cui si giunge con ragionevole certezza è che il petrolio – come materia prima - continuerà ad essere prodotto e venduto forse ancora per decenni. Ma ciò non è sostenibile per il pianeta, e occorre  vedere se la coscienza individuale e collettiva riuscirà a fermare l’uso comunque di risorse non rinnovabili e altamente inquinanti. Gli effetti dell’inquinamento infatti seguono altre velocità e l’effetto serra, per esempio, ha determinato in pochi anni una tale serie di effetti a cascata che è necessaria una ‘terapia d’urto’ e non un semplice inseguimento della diminuzione di energia dal petrolio o dal nucleare o dal carbone e dal gas.

 La posta in gioco è altissima, e si gioca in gran parte sul FATTORE TEMPO. Sei o sette anni ad iniziare da subito, per drastici interventi e una forte inversione di tendenza in campo energetico (naturalmente in correlazione con gli altri campi e sotto i vari aspetti). Altrimenti ci sarà un’ulteriore accelerazione verso il previsto punto caos, con l’aumentare vertiginoso delle incognite in un panorama mai visto prima nella storia umana e del pianeta e un crack in un punto e modi poco prevedibili.

Uno scenario per niente tranquillizzante, soprattutto per un Paese come il nostro.