Italia - Quote delle fonti energetiche

 

 

                                    Rinnovabili e scarti         Carbone

                                            6,2  %                       8,4 %

         Gas

       35,9 %

 

 

 

 

                                                                              

                                                                                                          

                                                                                                          

                                                                                             Petrolio

                                                                                              49,5 %

  Fonte IEA Energy Statistics  2003              Grafico n.1        

                                                                     

                                  

                                                 

                          Grafico n.2 - Petrolio e Gas; Scenario

Andamento della produzione di petrolio dal 1930 ai nostri giorni e previsione del possibile andamento futuro (ASPO, 2004). In questo scenario, il picco nella produzione dovrebbe essere raggiunto nei prossimi anni (2006-2007) e sarà seguito da un progressivo declino nei volumi prodotti. Nella legenda, i termini Heavy, Deepwater, Polar e NGL corrispondono a tipologie di petrolio non-convenzionale (la cui estrazione è molto più difficile e costosa). Si noti che attualmente solo i paesi medio orientali possono incrementare la loro velocità di estrazione.

 

Casella di testo: SVILUPPO SOSTENIBILE. COME?
<<Lo Sviluppo Sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni >> (Rapporto Brundtland 1987)

Circa l’80% dell’energia primaria utilizzata nel mondo proviene dai combustibili fossili (35% dal petrolio, 21,2% dal gas e 23,3% dal carbone). Inoltre il petrolio e il gas costituiscono, da soli, il 60% dei consumi mondiali di energia secondaria.

  Il nostro sistema energetico è molto lontano dall’essere sostenibile. Attualmente gran parte dell’energia primaria proviene dalla combustione di risorse energetiche fossili (petrolio, gas naturale e carbone). Queste risorse presentano tre gravi inconvenienti che rischiano di compromettere irrimediabilmente la “capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”:
1) le riserve mondiali di combustibili fossili sono limitate;
2) le riserve di combustibili fossili sono distribuite in modo diseguale tra i territori del mondo;
3) la combustione delle risorse fossili comporta il surriscaldamento dell’atmosfera terrestre e altre conseguenze sia dirette che ‘a cascata’ come vedremo in dettaglio(vedi CLIMA).
4) La situazione energetica e ambientale  sono correlate e interdipendenti e a loro volta influiscono sulle scelte all’interno della società umana: dalle condizioni di salute, di vita, di produzione di beni e servizi, alla condizione psicologica e spirituale di miliardi di individui, alla crescente instabilità delle società. 

I vari effetti delle varie forme di inquinamento chimico e fisico cui concorrono i prodotti che si utilizzano per produrre la maggior parte dell’energia si esaltano e non semplicemente si ‘sommano’, producendo effetti anche improvvisamente enormi rispetto alle analisi ‘lineari’ fatte da esperti  (come è avvenuto nell’atmosfera, negli oceani, nella distruzione e destabilizzazione di un numero imprecisabile di ecosistemi, con effetti mutageni su innumerevoli specie sia animali che vegetali sia di virus e batteri).
 Tuttavia la disponibilità di queste risorse non è illimitata:
1.	La maggior parte dei giacimenti di petrolio è stata scoperta negli anni 60; l’80% del petrolio che consumiamo è stato trovato prima del 1973 e attualmente viene scoperto un barile di petrolio su quattro di quelli che vengono consumati. 
Stiamo raggiungendo la massima velocità di estrazione del petrolio e del gas naturale. Gli esperti prevedono che il picco di estrazione del petrolio verrà raggiunto intorno al 2005-2010 e quello del gas intorno al 2020 (vedi grafico n.2) 
Alcuni studiosi sostengono che questo massimo è stato già raggiunto e che vi sono addirittura falsificazioni nei dati sui giacimenti effettivi da parte delle compagnie petrolifere.
Comunque sia non è più possibile, anche se le riserve non sono esaurite, andare avanti in questo modo dal momento che l’inquinamento ambientale ha già provocato conseguenze devastanti sia sulla salute che sul clima che sugli ecosistemi (vedi rapporti dell’IPCC 2007 sotto la voce clima) e su tutti gli esseri viventi e altre ne sono previste in un crescendo sempre più incontrollabile e irreversibile, con danni anche economici immediati sugli stati e sulle persone.

Nel grafico n.1 ‘a torta’ si vede bene come la quota di energie rinnovabili per l’Italia sia all’incirca del 6,2 % . Vedremo come questa quota abbia avuto debolissimi incrementi anche negli ultimi anni, nel confronto con l’aumento delle fonti rinnovabili da parte di altri paesi, per esempio della stessa Unione Europea, ma anche degli USA.. 

EVOLUZIONE DEI CONSUMI DI ENERGIA NEL MONDO  Previsioni  - fine dell’economia basata sul petrolio

  Secondo l’IEA (International Energy Agency) nel 2030 si consumeranno nel mondo circa 42 miliardi di barili di petrolio/anno, contro i circa 28 miliardi di barili/anno attuali (1 barile = 159 litri).

  Ogni stadio di sviluppo, ogni tipo di civiltà, ogni settore di attività è caratterizzato dall’utilizzo di quantità di energia direttamente legate al livello di sviluppo tecnologico.

  La nostra civiltà tecnologica è quella che richiede di gran lunga la più elevata disponibilità e qualità di energia: l’uomo di Neanderthal consumava l’energia giornaliera ottenibile dal solo cibo ingerito (circa 2-3.000 kcal/giorno); successivamente i consumi sono andati crescendo passando a valori medi per persona di circa 10.000 kcal/giorno nelle prime comunità agricole, fino a circa 30-60.000 kcal/giorno nelle società preindustriali. Nelle attuali società tecnologiche industrializzate i valori medi per persona possono superare le 250.000 kcal/giorno (equivalenti a circa 8 tonnellate di petrolio pro-capite l’anno) gran parte delle quali destinate agli usi industriali e ai trasporti.

  Nei Paesi in via di sviluppo [PVS] i consumi energetici sono largamente inferiori a quelli dei Paesi sviluppati, mediamente nel rapporto 1 a 5, ma nel caso dei Paesi più poveri i consumi pro capite possono essere anche di 10-15 volte inferiori a quelli dei Paesi più ricchi. Anche tra i singoli Paesi industrializzati vi sono tuttavia grandi diversità in relazione alle abitudini di consumo, alla tipologia di sviluppo industriale (l’industria informatica consuma enormemente meno dell’industria siderurgica…) e al clima (i consumi per il riscaldamento invernale degli edifici sono maggiori in Svezia che nei Paesi mediterranei, mentre in questi ultimi è maggiore la domanda di climatizzazione estiva). Ad esempio, il consumo pro-capite medio annuo di energia nel 2000 era di 2,93 tep in Italia, 3,87 tep in Gran Bretagna, 4,23 tep in Francia e 8,32 tep in USA.

 

 

Casella di testo: CONSUMI MONDIALI
Le necessità energetiche dei Paesi in Via di Sviluppo -[PVS] 
  Attualmente i consumi energetici mondiali ammontano a circa 10,3 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (tep)/anno, prevalentemente appannaggio della popolazione dei Paesi industrializzati. 
  Circa il 20% della popolazione terrestre, la parte più ricca, consuma infatti oltre il 70% di tutta l’energia richiesta a livello mondiale.
  Nei Paesi in via di sviluppo (PVS) più popolosi come Cina, India, Corea la domanda di energia sta tuttavia aumentando con tassi anche più elevati di quelli che furono registrati nei Paesi industrializzati durante gli anni di maggiore sviluppo economico  (1950 - 1973).  Se nei prossimi venticinque anni la domanda globale dei PVS dovesse triplicare (come è più che probabile, raggiungendo in tal modo un terzo degli attuali consumi medi pro-capite dei Paesi sviluppati), le necessità energetiche mondiali ammonterebbero a circa 17 miliardi di tep, di cui oltre la metà (contro l’attuale 20%) destinata a Paesi oggi non industrializzati. 
Tra 20 anni, cioè, nei Paesi industrializzati si consumerebbero circa 8 miliardi di tep (poco più di oggi), mentre nel resto del mondo i consumi salirebbero a circa 9 miliardi di tep, contro i 2,7 circa di oggi.
  Tale scenario si basa, tuttavia, su modelli di sviluppo elaborati qualche anno fa. La prospettiva, in effetti, potrebbe risultare più critica: «Se l’uso di energia primaria nel mondo dovesse aumentare al ritmo attuale, cioè del 2% l’anno – ammoniva già il documento ONU sull’energia presentato al vertice di Johannesburg del 2002 - i consumi di energia, rispetto a quelli del 1998 (8,8 Gt), raddoppieranno da qui al 2035 (17 Gt) e triplicheranno al 2055 (26 Gt)».In effetti, i consumi reali stanno aumentando a ritmi molto più elevati di quelli ipotizzati dall’ONU solo pochi anni fa. Nel 2003, ad esempio, sono aumentati del 3% e addirittura del 4,3% nel 2004. Le analisi più aggiornate, pertanto, parlano di possibili consumi mondiali a 18 miliardi di tep entro il 2025. Ma se si consolidasse la crescita degli ultimi tre anni – in termini di volumi l’incremento del  2004 è stato il più consistente mai registrato nella storia – si avrebbe un raddoppio degli attuali consumi per il 2020!
Come sta evolvendo la domanda d’energia mondiale? 

  Se da un lato la ricerca dell’efficienza energetica e le innovazioni tecnologiche hanno parzialmente frenato il fabbisogno energetico dei sistemi economici più moderni, dall’altro lo sviluppo economico nei paesi in via di sviluppo estende orizzontalmente i punti di consumo energetici.

   Complessivamente il consumo mondiale d’energia è cresciuto del 3,7% nel 2004. Per un’analisi compiuta è però necessario disaggregare per macroaree la crescita e i consumi d’energia. 
  Nel 2004 l’intera economia mondiale ha consumato 11.117 MTEP [MTEP=MegaTep =milioni di TEP] di cui 5.496 MTEP nei paesi sviluppati dell’OCSE e i restanti 5.621 MTEP nei paesi in via di sviluppo (PVS). Per la prima volta nel 2004 il consumo d’energia primaria dei PVS (50,6%) ha superato quello dei paesi OCSE (49,4%). Questi ultimi fanno riscontrare un tasso di crescita inferiore nella domanda d’energia primaria in conseguenza della crescita dei prezzi energetici. 
  Gli alti tassi di crescita della domanda nei PVS (+12,5% in Cina) sono invece dovuti all’effetto della rapida espansione e al forte ritardo accumulato in passato.
Come si vede dal grafico n.2 lo scenario si proietta fino al 2050 con una diminuzione calcolata in milioni di barili al giorno diminuendo significativamente già intorno al 2006-2010. Nota bene che le previsioni non potevano evidentemente prevedere lo scenario politico con i particolari succeduti al 2001 e la guerra in Iraq e Afghanistan, ma la relazione si basava su elementi prevalentemente oggettivi confermati dalla situazione attuale. Pur con diverse valutazioni questi elementi tendenziali sono presi in seria considerazione da tutti gli analisti anche se evidentemente non costituiscono una visione integrale ma comunque un importante elemento di valutazione che va preso Insieme a tutti gli altri utili, oggettivi e soggettivi, per un’analisi delle tendenze in atto. 
E’ quanto emerge dall’analisi di Ervin Laszlo, una cui sintesi abbiamo pubblicato in Italia sulla rivista Alba Magica n.2/2006  e uscita con un suo libro nel giugno 2006 negli Stati Uniti.
                Casella di testo:                                Crescita della domanda di energia nel mondo per aree

La questione energetica è anche una questione etica

 

  Dall’uso dell’energia, quella fisica come quella che chiamiamo sottile, dipende essenzialmente ogni aspetto della vita fisica e interiore, relazionale, sociale e il rapporto con l’ambiente.

 

  Il tempo che abbiamo non è molto, non è più quello che avevamo qualche anno fa, e l’accelerazione impressa alla situazione generale (vedi le analisi pubblicate su Alba Magica per es. sul n.2 /2006) spiega le ragioni. Utilizziamo bene questo tempo.

 

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Casella di testo: Vedi Tabella sotto su
LA DOMANDA DI ENERGIA NEL MONDO
Domanda di Energia per singole fonti (milioni di tep-> MTep)
                            in milioni di tep [Tep -> Tonnellate Equivalente di Petrolio]

Informazioni di base

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Tempo, Emergenza, Instabilità

 

La percezione della crisi energetica e la prima scelta da fare

 

  La percezione della crisi energetica è da poco entrata in una fase nuova. Ma non è chiara al grande pubblico la reale portata del problema e la questione dei TEMPI a disposizione per invertire tendenze  che vanno verso una crescente irreversibilità di fenomeni dannosi per l’ambiente naturale e per la società umana. Nella misura in cui è possibile da parte nostra, ne diamo un’idea con questo libro, ma più ancora ampiamente e profondamente, per la connessione strettissima di questo problema con tutti gli altri del mondo d’oggi, invitiamo a fare riferimento all’insieme dei documenti e quant’altro pubblicato sia sulla rivista Alba Magica che sui testi che sono citati. Facciamo riferimento anzitutto a quelle impostazioni che cercano di fare un’analisi integrale, più completa possibile, anziché a quelle che considerano solo qualche aspetto, per quanto importante, e danno una valutazione necessariamente limitata.

 

Quale visione ne può venire al cittadino da quelle impostazioni che sono limitate in partenza, dall’analisi metodologicamente incompleta, riduttiva? Cattive analisi e un cattivo metodo sono quelli di usare cifre e dati a disposizione in maniera riduttiva, frammentaria e dando soluzioni ‘del problema’ che non sono soluzioni del problema ma al massimo della parte analizzata (se va bene..) di esso. Questi metodi riduttivi danno spesso un contributo alla confusione e contribuiscono a peggiorare la situazione sia oggettiva sia soggettiva del cittadino, per esempio inducendolo a valutazioni inadatte nel privato e nel pubblico avendogli messo a disposizione solo alcuni dati e una visione di convenienza della parte di volta in volta interessata a indurlo a un tipo di scelta politica, economica, consumistica, etica, ecc.. Oggi occorre la massima partecipazione, più consapevole del passato, da parte di ogni persona, per far fronte ad una situazione ormai riconosciuta come di emergenza. Metodi errati, che previsioni e decisioni possono fornire se non grossolane ed errate e sempre più altamente imprecise e dannose? E’ quello che dimostra in particolare la situazione determinata dagli eventi sia sociali che ambientali al passare degli ultimi decenni e in particolare degli ultimi anni e mesi.

 

  Ebbene, metodi di analisi e di valutazione errati largamente utilizzati perché riduttivi e non integrali consentono in effetti di ‘nascondere’ una parte o la gran parte di un problema e in particolare di non consentire una visione chiara, veloce e più semplice possibile al cittadino, le conseguenze sulle sue decisioni sono all’insegna della  instabilità crescente in tutti i settori della sua vita. Lo stesso ovviamente per il contesti sociali specifici locale, nazionale e mondiale. Un esempio eclatante è dato soprattutto in questi ultimi anni dalla dissociazione tra fenomeni sociali e fenomeni ambientali: qualche accenno all’‘interazione’ tra questi fattori è ben poco espressivo della situazione in cui fattori di un tipo (sociale) e fattori dell’altro tipo (ambientali) SI  MOLTIPLICANO, SI INFLUENZANO ACCRESCENDOSI ‘TUTTI INSIEME’ in POCO TEMPO. Le conseguenze sono instabilità crescente e decisioni insoddisfacenti per il cittadino che sa in una certa misura  e percepisce anche al di là di ciò che vede nell’immediato, la crescente instabilità e la mancanza di ‘qualcosa’ di sostanziale: anzitutto un buon metodo e dati sufficienti e corretti per capire adeguatamente le cose di oggi e per governare gli eventi ai vari livelli (dal bilancio familiare a quelli degli stati e della società mondiale globalizzata).

  Le soluzioni riduzioniste sono una sostanziale ‘falsificazione culturale’ che il cittadino paga in termini economici e costi interiori.

 

  La prima scelta da fare  è  lavorare  da subito in modo che questa accelerazione  verso l’insostenibilità  sia  arrestata e  invertita. 

Questo si fa anzitutto con le proprie scelte costanti verso la sostenibilità, cioè anzitutto: con l’uso di fonti energetiche e di altro tipo rinnovabili; con l’uso di quelle fonti che non sono inquinanti o quanto meno riducendone l’inquinamento a partire dal proprio comportamento e naturalmente dalle scelte sociali e collettive sulle quali agisco: dal condominio, al lavoro, alla famiglia, al Comune ecc. fino allo Stato e agli enti  sovranazionali a cui arriva direttamente o indirettamente anche la mia influenza (ad esempio con la quota di finanziamento che dalle tasse di ognuno viene inviata agli enti sovranazionali, come la stessa Comunità Europea, l’ONU e gli organismi internazionali di cui fa parte lo Stato e/o le sue istituzioni di cui faccio parte…). Su questo anzitutto ognuno sceglie con comportamenti personali, poi ovviamente con quelli che diventano collettivi, sociali, ecc.fino ai livelli più globali. Ma attenzione a conservare questa consapevolezza della interconnessione tra questi livelli. Un sistema di presunta delega totale è inadeguato. Un  livello che nega gli altri livelli e vede solo il proprio livello, ad es. dove agisce a livello personale, è anch’esso inadeguato. Consideriamoli invece tutti insieme, e vediamo cosa fare su tutti questi. Inoltre vediamo cosa fare per autoeducarci e formare con noi e intorno a noi, senza prepotenze e imposizioni, e con libera autodisciplina, con il minimo di normativa e il massimo di consapevolezza, un  sistema che migliori più rapidamente possibile la sostenibilità sociale e ambientale, peraltro così strettamente connessi .

L’ENERGIA

 

PER UN'ETICA AMBIENTALE