Energia pulita a tutti gli effetti. La combustione delle biomasse libera nell’ambiente la quantità di carbonio assimilata dalle piante durante la loro crescita e una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili. Le opere di riforestazione in zone semidesertiche permettono di recuperare terreni altrimenti abbandonati da destinare alla produzione di biomasse e indirettamente migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Le piante svolgono infatti l’importante funzione di “polmone verde” del pianeta riducendo l’inquinamento e l’anidride carbonica contenuta nell’aria. Le coltivazioni dedicate esclusivamente a produrre biomasse da destinare alla produzione elettrica non fanno eccezione a questa naturale caratteristica del mondo vegetale. La Finlandia rappresenta l’esempio più calzante per descrivere l’importanza delle biomasse e le possibilità di utilizzo. Gran parte degli scarti della lavorazione della carta e del legno dell’industria finlandese sono trasferiti alle centrali termiche per produrre energia. Si evita così di stoccare gli scarti in discariche o pagare per il loro incenerimento.

Quello che un tempo era un costo da sostenere si trasforma in un’opportunità da non perdere e da sfruttare per produrre preziosa energia elettrica. Non va comunque confuso il concetto di biomassa con quello della termodistruzione dei rifiuti. Le biomasse sono esclusivamente scarti d’origine vegetale e non rifiuti delle attività umane. Per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale è inoltre necessario che le centrali termiche siano di piccole dimensioni e alimentate con biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani.

BIODIESEL DALL’OLIO DI COLZA

  Diesel e olio di colza. Dopo il servizio del TG3 del 12 marzo 2005 sull’utilizzo dell’olio di colza vegetale come sostituto del gasolio per le automobili diesel è seguito quello del TG2 del 13 marzo 2005 (edizione 13:00). Si confermava anche in quel servizio l’utilizzo dell’olio di colza, acquistabile presso qualsiasi supermercato, come sostituto del gasolio. Da quanto si apprendeva dal servizio del TG2 alcuni consumatori riuscirebbero persino a fabbricarselo in casa. Si precisava però che l’utilizzo dell’olio di colza come carburante evade il fisco italiano e le accise previste per il pagamento dei carburanti.

L’olio di colza costa la metà del gasolio, circa 65 centesimi al litro, inquina il 98% in meno, è un prodotto agricolo ma evidentemente resta indigesto a qualcuno. La normativa prevede il suo utilizzo miscelato entro il tetto del 5% con il gasolio tradizionale, derivato dal petrolio. Dalla stessa Europa arriva paradossalmente la normativa che oggi impone il blocco del traffico nelle città inquinate dalle polveri sottili proprio a causa dell’inquinamento atmosferico causato dalle fonti fossili derivate dal petrolio. Blocco del traffico, euro3, euro4, ecc. avrebbero dunque una risposta immediata con il biodiesel.

Un articolo de La Repubblica del 13 marzo 2005 (pagina 19) ribadisce: “Il biodiesel è olio di colza, già pronto per lavorare con qualsiasi motore, mentre con l’olio di colza del supermercato ci vuole qualche cautela (...) Il fumo sarà in compenso meno inquinante di quello del gasolio. Prestazioni e consumi sono identici” (La Repubblica 13/3/2005). E’ veramente strano leggere queste notizie dopo aver seguito a lungo il fiume di parole di esperti e politici sul problema dell’eccessiva dipendenza europea e italiana dal petrolio mediorientale.                                                                                 

La conclusione logica a cui arriviamo è quindi ben precisa: il biodiesel esiste, viene prodotto dalle attività agricole nazionali, costa meno, funziona come carburante senza dover modificare i motori diesel di ultima generazione ma... è tassato in modo tale da renderlo non competitivo. Non si tratta pertanto di sussidiare la produzione di biodiesel ma soltanto di “non” ostacolare con imposte proibitive la sua diffusione.

Si potrebbe pensare che la produzione di biodiesel non sia in grado di soddisfare l’intera domanda. Per trovare la risposta è sufficiente leggere la recente proposta della Coldiretti: “Con la coltivazione di 350.000 ettari di colza e girasole, in grado di produrre 0,85 tonnellate/ettaro di biodiesel puro è possibile ottenere 300.000 tonnellate di biodiesel che, integrate nel carburante al 5%, assicurano - precisa la Coldiretti - ad oltre 3 milioni di auto, in Italia, l’autonomia per un intero anno (20.000 km).” (fonte Coldiretti.it).

La recente pubblicazione a cura del governo USA precisa l’importanza che negli STATI UNITI si sta dando anche a questa alternativa, in un momento in cui lo stesso presidente USA Bush  (che non è certo un sostenitore dell’accordo di Kyoto per la riduzione dei gas serra!!) ha rilanciato la necessità di individuare nuovi sviluppi delle energie alternative  già applicate e applicabili e fornito incentivi per lo sviluppo della ricerca (il nucleare é stato abbandonato dagli USA già dai tempi dell’incidente di Three Mile Island - 28 marzo 1979).

Casella di testo: ---Approfondimenti Biodisel
* Biodiesel: Making and Selling the Fuel of the Future-–Business Management for Producers and Biofuel Basics (Book and CD-ROM Set)   by U.S. Government (Ring-bound - April 14, 2006)
Il discorso di Bush
Una parte del discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato dal presidente degli Stati Uniti Bush il 31 gennaio 2006, è stata dedicata al problema energetico e alle fonti rinnovabili.

  Egli ha affermato che il suo governo intende investire finanziamenti pubblici per fare in modo che una parte crescente dell’elettricità richiesta dal paese venga dai pannelli fotovoltaici solari e dai motori a vento, però molto più efficienti di quelli attuali, “rivoluzionari” come li ha definiti nel suo discorso, diffusi in modo da rendere le abitazioni del tutto autonome quanto a consumi elettrici e addirittura in grado di cedere l’elettricità in eccesso alle reti di distribuzione, con premi in denaro per chi produrrà elettricità dalle fonti energetiche rinnovabili Sole e vento.
  Per diminuire i consumi di prodotti petroliferi delle automobili, sempre più numerose, sempre più potenti, il piano energetico americano prevede, fra altre cose, di produrre carburanti dai vegetali, in particolare alcol etilico (etanolo), partendo non solo dalle eccedenze di granoturco, ma anche da sottoprodotti agricoli e forestali lignocellulosici come ramaglie, scarti di legname, paglia o colture erbacee, tutte materie prime rinnovabili, che ritornano disponibili ogni anno e che non fanno aumentare la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera. E’ interessante leggere queste indicazioni tecniche in un messaggio presidenziale “politico”, accompagnate dall’impegno di finanziare ricerche e realizzazioni industriali capaci di rendere competitiva entro sei anni la produzione su larga scala dell’alcol etilico da usare come carburante per autoveicoli.

Per approfondire. Titolo: Biodiesel Coltivare una nuova energia 
Autore: Greg Pahl Pagine: 240  Editore: Muzzio Editore 
La storia dell’olio di colza Rai.it (Tg3 nazionale ore 19:00 - 12/03/2005)
Rai.it (Tg2 nazionale ore 13:00 - 13/03/2005)- Progettomeg.it-Laleva.cc

Le Biomasse

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BIOMASSE

  Per biomasse si intende un insieme di materiali di origine vegetale, scarti da attività agricole, da allevamento o da industria del legno riutilizzati in apposite centrali termiche per produrre energia elettrica. Proviamo a stilare una lista delle principali materie prime energetiche da biomasse:

·      legname da ardere

·      residui agricoli e forestali

·      scarti dell’industria agroalimentare

·      reflui degli allevamenti

·      rifiuti urbani

·      specie vegetali coltivate per lo scopo

 

--------------Approfondimenti

Biomasse
S’intende per biomassa ogni sostanza organica derivante direttamente o indirettamente dalla fotosintesi clorofilliana. Mediante questo processo, le piante assorbono dall’ambiente circostante anidride carbonica (CO2) e acqua, che vengono trasformate, con l’apporto dell’energia solare e di sostanze nutrienti presenti nel terreno, in materiale organico utile alla crescita della pianta. In questo modo vengono fissate complessivamente circa 2×1011 tonnellate di carbonio all’anno, con un contenuto energetico equivalente a 70 miliardi di tonnellate di petrolio, circa 10 volte l’attuale fabbisogno energetico mondiale.

Biocombustibili
I biocombustibili sono, invece, combustibili solidi, liquidi o gas
sosi derivati direttamente dalle biomasse (es. legna da ardere), od ottenuti a seguito di un processo di trasformazione strutturale del materiale organico. Tra i principali annoveriamo: biodiesel, bioetanolo, cippato, pellets, biogas

Bioenergia                                                                                        La bioenergia, infine, è qualsiasi forma di energia utile ottenuta dai biocombustibili. La biomassa rappresenta la più consistente tra le fonti di energia rinnovabile anche se esistono molteplici difficoltà di impiego dovute all’ampiezza e all’articolazione delle fasi che costituiscono le singole filiere.

Ogni anno, col processo fotosintetico, vengono fissati sulle terre emerse circa 100 miliardi di tonnellate di carbonio, per circa due terzi sotto forma di materiali lignocellulosici e per circa un terzo sotto forma di amido, zuccheri e altre sostanze. Così si ha la produzione di amido (50 miliardi di tonnellate l’anno), e di zuccheri.

Alcuni lavori recenti hanno ripreso il dibattito e fatto proposte concrete e facilmente realizzabili (se c’è la volontà di passare ad una cultura per un mondo sostenibile e da fonti rinnovabili). Mi limito a citare una rassegna ormai ‘storica’di oltre vent’anni fa sullo stato della tecnologia e dell’industria relative alla produzione nel mondo di alcol etilico carburante. Dove viene usato, quali incentivi pubblici esistono, quali rapporti fra mondo agricolo, attività agroindustriali, distribuzione dei carburanti, problemi per gli autoveicoli che usano miscele di benzina e alcol
etilico.

[Hal Bernton, William Kovarik e Scott Sklar  “The forbidden fuel. Power alcohol in the twentieth century”,  New York, Boyd Griffin, 1982, 274 pagine. E’ la storia dell’uso dell’alcol come carburante per autoveicoli. Molto interessante, molto documentato, con un breve riferimento anche alle poche attività di produzione di alcol carburante in Italia negli anni 30 del Novecento. Più recente un successivo lavoro dello stesso William Kovarik “The fuel of the future. Henry Ford, Charles Kettering and the `Fuel of the future’” Automotive History Review, 32, 7-27 (Spring 1998) <www.runet edu/~wkovarik/papers> Storia molto dettagliata e documentata, ricca di riferimenti bibliografici, sull’uso dell’alcol etilico, di origine agricola, solare, come carburante per autoveicoli nel mondo].